Chi Siamo

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Il CoderDojo è un club di programmazione per ragazzi, totalmente gratuito, parte di un movimento internazionale che conta ormai più di 400 coderdojo in tutto il mondo. I CoderDojo sono interamente gratuiti e no-profit, organizzati grazie al tempo e l’impegno dei volontari (“Mentor”) che lo gestiscono.

La particolarità del nostro CoderDojo rispetto ad altri è che molti dei Mentor sono ragazzi dell’indirizzo informatico dell’istituto Gobetti Volta di Bagno a Ripoli, insieme al Prof. Mauro Angioni e volontari del gruppo di coderDojo di Firenze che è stato il primo CoderDojo italiano.

Ma perchè Coderdojo? Coder, da “Coding”, vuol dire programmare con i linguaggi che strutturano la base di ogni sistema informatico;” “dojo” proviene invece dalla tradizione giapponese e vuol dire “luogo della via”ossia non una semplice palestra bensì un luogo in cui apprendere una mentalità, un modo di rapportarsi con computer e strumenti tecnologici che sempre di più influenzano la vita quotidiana di ognuno.

I CoderDojo sono infatti molto più che dei semplici corsi di programmazione. Nati nel 2011 in Irlanda dall’incontro tra un giovanissimo studente, James Whelton (un diciannovenne che aveva appena lanciato un corso di programmazione nella sua scuola) e Bill Liao, filantropo, imprenditore e figura di spicco del Web (fondatore tra gli altri di XING, WeForest.org, StoryFul e Silicon Republic), i Coder Dojo sono divenuti un vero e proprio movimento no profit che ha lanciato ormai 400 “palestre” in tutto il mondo puntando all’insegnamento dei linguaggi e delle tecniche di programmazione a giovani e giovanissimi. Metodi innovativi, apprendimento tramite il gioco e un ambiente divertente, questi i segreti del CoderDojo (per approfondire clicca qui). Unica regola: “Be cool”.

I CoderDojo sono tutti gestiti in modo del tutto volontario e senza scopo di lucro secondo la guida e i suggerimenti del coordinamento internazionale del movimento – coderdojo.com – da persone disposte a concedere tempo e risorse per l’insegnamento a bambini e giovani interessati alla programmazione.

Non esistono regole o linee guida precise per definire chi può o non può essere mentor, ma il CoderDojo di Milano ha provato con questo post a definire le 7 regole d’oro per essere mentor. Eccole qui:

  1. Siate curiosi e attenti. Al bambino, a ciò che desidera realizzare, a ciò che prova. “Perché mi sta facendo questa domanda? Come si sente? Che faccia fa?”. Non concentratevi su ciò che dovete rispondere ma su ciò che vi sta chiedendo.
  2. Il bambino è competente: lui sa quello che vuole realizzare e ha le risorse per farlo. Se vi sembra molto indeciso, aspettate con fiducia. Voi dovete solo facilitarlo, magari proponendo alternative. Ma solo lui può trovare la “sua” soluzione.
  3. “State a fianco, non davanti”. Intervenite solo su richiesta del bambino stesso per aiutarlo a superare le eventuali difficoltà tecniche che può incontrare durante la realizzazione. Chiedetegli cosa farebbe, prima di dare la soluzione “giusta”.
  4. Gli errori ci piacciono: incoraggiare il bambino a fare quello che desidera senza paura di sbagliare, perché anche dagli errori si possono imparare cose nuove e sorprendenti. Del resto anche noi sbagliamo, no?
  5. Incoraggiate: mostratevi soddisfatti di vederli agire autonomamente e ditegli cosa stanno facendo bene. Se gli dite cosa fanno in modo corretto, sapranno rifarlo.

Se sostenete i tentativi, avranno voglia di proseguire perché si sentiranno capaci, sapranno di potercela fare. E ci interessa più questo del risultato finale.

  1. Non dite “NON”: tutte le frasi possono essere dette in modo positivo pur mantenendo lo stesso messaggio. “Non dovevi fare così” diventa “Prova a fare in questo modo”
  2. Divertitevi! Il gioco è una cosa molto seria: bisogna prepararsi, ma soprattutto bisogna stare e essere motivati. Più delle tante cose che direte, passerà la vostra passione!

Per i genitori: